{"id":5933,"date":"2022-12-14T20:18:00","date_gmt":"2022-12-14T19:18:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.amplificazionilombardi.it\/?page_id=5933"},"modified":"2022-12-14T20:24:16","modified_gmt":"2022-12-14T19:24:16","slug":"intervista","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.amplificazionilombardi.it\/it\/chi-siamo-oggi\/intervista\/","title":{"rendered":"Intervista a Rita e Renato Lombardi"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Come, quando e dove \u00e8 iniziata l\u2019attivit\u00e0 della AMPLIFICAZIONI LOMBARDI ?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em><strong>RITA E RENATO<\/strong><\/em> : Nostro padre Romano era del 1929 e inizi\u00f2 come radioamatore molto giovane durante la seconda guerra mondiale ed \u00e8 stato uno dei primi a Forl\u00ec ad avere la licenza da radioamatore. Da giovanissimo and\u00f2 a lavorare come radio riparatore da Berardi uno dei primi negozi di radio di Forl\u00ec. Ha imparato da solo per passione e ha sempre studiato dei gran libri in inglese. Nostro padre ha sempre amato molto la musica, soprattutto il jazz e cominci\u00f2 subito dopo la guerra a fare i primi spettacoli con due altoparlanti a valvole con una bobina mobile e con un microfono in mezzo al palco. Negli anni cinquanta and\u00f2 a lavorare da Lolli che aveva un negozio di vendita e riparazione di televisori ed elettrodomestici in Corso Garibaldi a Forl\u00ec pi\u00f9 o meno dove adesso c\u2019\u00e8 l\u2019Ottica Benini. Dopo un po\u2019 di tempo divent\u00f2 socio del proprietario e il negozio prese il nome di Lombardi &amp; Lolli. Poi Lolli che era gi\u00e0 piuttosto anziano smise l\u2019attivit\u00e0 e nostro padre rilev\u00f2 il negozio. In seguito nei primi anni sessanta cominci\u00f2 a collaborare con lui nostro zio Ruggero e il negozio fu spostato pochi metri pi\u00f9 il l\u00e0 in via Giorgina Saffi dove adesso c\u2019\u00e8 la vetrina di Babini. Il negozio aveva un laboratorio nel retrobottega dove nostro padre eseguiva le riparazioni. Nostro padre si occupava anche del negozio ma era lo zio che seguiva pi\u00f9 i clienti e la parte amministrativa. Questa divisione di ruoli si \u00e8 mantenuta anche in seguito. L\u2019attivit\u00e0 con le amplificazioni inizi\u00f2 casualmente. Il babbo e lo zio cominciarono a tenere dischi, alcuni strumenti musicali e materiale per l\u2019amplificazione della ditta Binson. I primi clienti furono storici orchestrali forlivesi come Ely Neri. Mio padre lavorando su un amplificatore Binson realizz\u00f2 quasi per scherzo un finale a valvole da 220 watt che allora era una potenza impressionante perch\u00e9 in genere si parlava di 20 o 30 watt al massimo. And\u00f2 su a Milano nella sede della Binson per presentare questa amplificatore da lui realizzato ma non fu considerato e fu trattato male. Lui allora, tornato a casa, cominci\u00f2 a realizzare impianti di amplificazione. I primissimi impianti di amplificazione dovrebbero risalire alla fine degli anni cinquanta; in quegli anni realizzava anche una sorta di juke box artigianale perch\u00e9 ancora quelli americani non c\u2019erano ancora. Ne ho visto uno che mi ha colpito molto perch\u00e9 aveva alcuni componenti molto innovativi che sono venute fuori vent\u2019anni dopo. I primi amplificatori li realizz\u00f2 nel laboratorio di via Giorgina Saffi e dovrebbero risalire pi\u00f9 o meno ai primi anni sessanta. Uno dei pi\u00f9 vecchi che abbiamo, dovrebbe essere del 64, ha ancora l\u2019adesivo con scritto \u201cRADIO TELEVISIONI LOMBARDI Via Giorgina Saffi \u2013Forli\u2019.<\/p>\n\n\n\n<p><em><strong>RITA :<\/strong><\/em> Una cosa molto importante che ha fatto nostro padre \u00e8 che ha impresso una svolta alla sua attivit\u00e0 \u00e8 stata quella di modificare il \u201cLeslie\u201d, un effetto che veniva usato soprattutto con gli organi Hammond ma non solo.<\/p>\n\n\n\n<p><em><strong>RENATO :<\/strong><\/em> In genere i leslie originali erano da trenta watt e il primo che lui costru\u00ec a met\u00e0 degli anni sessanta era un duecento watt, aveva gi\u00e0 il woofer da diciotto e la doppia tromba sopra. In questo primo leslie ruotava solo il woofer perch\u00e8 lui un leslie non l\u2019aveva mai visto, ne aveva solo sentito parlare e lo costru\u00ec in base a quello che aveva capito dalle descrizioni che gli avevano fatto. Il leslie con la tromba che ruotava venne pi\u00f9 avanti. Poi costru\u00ec quello grosso, diventato famoso nell\u2019ambiente musicale, che hanno usato molti \u201chammondisti\u201d a partire da Jimmy Smith ma anche molti tastieristi dei gruppi italiani come Banco del mutuo soccorso e PFM e dei gruppi stranieri. Il leslie \u00e8 stato usato anche in molte altre situazioni. Per esempio nel primo disco del Banco del Mutuo Soccorso c\u2019\u00e8 un pezzo in cui la voce di Francesco Di Giacomo \u00e8 effettata con un leslie Lombardi. In seguito la ditta Lombardi ne costru\u00ec moltissimi fra cui mille per la ditta SISME di Osimo in provincia di Ancona , una delle maggiori ditte italiane specializzate in importazione di strumenti musicali. Questi leslie erano marroni e marcati Sisme ma erano i nostri. Mio padre ha sempre raccontato che casa nostra \u00e8 stata pagata con l\u2019assegno che la Sisme gli diede per quei mille leslie. I primi amplificatori che nostro padre costru\u00ec furono per chitarra poi cominci\u00f2 a fare anche quelli da basso.<br>Nel 1971 abbandonarono il discorso della vendita di radio, televisioni e strumenti musicali per dedicarsi esclusivamente agli impianti di amplificazione, lasciarono il negozio e fu fondata la AMPLIFICAZIONI LOMBARDI con sede qui a Castrocaro Terme dove siamo tuttora. La ditta \u00e8 arrivata negli anni settanta a contare oltre 20 operai. In quegli anni gli impianti costavano molto e chiaramente in questo settore si guadagnava parecchio. I materiali costavano pi\u00f9 di adesso ma erano anche di migliore qualit\u00e0 e non c\u2019era la concorrenza dei giapponesi e dei cinesi. Basti pensare che allora una Mercedes costava quattro milioni e un impiantino discreto tre milioni e otto, oggi una Mercedes costa il corrispettivo in euro di ottanta milioni di vecchie lire e un impianto costa poco p\u00ec\u00f9 di allora.<\/p>\n\n\n\n<p><em><strong>RITA :<\/strong> <\/em>Pu\u00f2 rendere l\u2019idea sfogliare un listino prezzi Lombardi di allora e rendersi conto di come nel 1972 un leslie costasse 990.000 lire e un mixer a 12 canali 1.600.000 lire. Ovviamente oggi costano di pi\u00f9 ma se pensiamo che si parla di pi\u00f9 di trent\u2019anni fa e rapportiamo queste cifre agli stipendi di allora ci rendiamo conto di come questi prodotti, in proporzione, costassero molto pi\u00f9 di adesso.<\/p>\n\n\n\n<p><em><strong>RENATO :<\/strong><\/em> E\u2019 importante sottolineare come i nostri prodotti fossero di altissima qualit\u00e0 e praticamente indistruttibili. Allora la lavorazione era artigianale al 100% e tutto veniva lavorato a mano. Anche la scelta del legno \u00e8 importante. Ovviamente non \u00e8 possibile usare legno massiccio perch\u00e9 gli amplificatori o gli altoparlanti risulterebbero troppo pesanti. Mio padre ha sempre usato, ed io tuttora uso, i multistrati, mentre la maggior parte delle ditte usavano gi\u00e0 allora il truciolato che costa molto ma molto meno ma incide anche negativamente sulla resa del suono e sulla durata dell\u2019oggetto. Anche per questo motivo dopo quarant\u2019anni mi arrivano altoparlanti o amplificatori da riparare che sono ancora perfettamente integri.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Dalla fine degli anni sessanta ma soprattutto negli anni settanta la Amplificazioni Lombardi e vostro padre in particolare sono stati un punto di riferimento per musicisti e gruppi musicali italiani e stranieri. Moltissimi sono i musicisti da noi intervistati ( per citarne solo alcuni: Pasquale Venditto, Alberto Solfrini, Patrizio Fariselli e Claudio Golinelli (Galina)) che hanno spontaneamente indicato in vostro padre una figura importantissima per la musica di quegli anni. Cosa potete raccontarci in merito ?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em><strong>RITA :<\/strong> <\/em>Sono stati moltissimi gli artisti che hanno usato i nostri impianti. Nostro padre odiava la pubblicit\u00e0 e si \u00e8 fatto conoscere esclusivamente attraverso il suo lavoro. Amava molto la musica e apprezzava chi la sapeva fare bene e anche se per questioni generazionali non si trattava della sua musica preferita era perfettamente in grado di riconoscere i bravi musicisti.<\/p>\n\n\n\n<p><em><strong>RENATO :<\/strong> <\/em>Era un appassionato di jazz ma molto curioso verso tutta la musica e verso il rock soprattutto. Per esempio in macchina aveva sempre cassette di Jimi Hendrix che ascoltava molto. Bisogna tenere conto che il rock \u00e8 una musica che richiede spesso volumi molto alti e lui forse anche per il mestiere che faceva amava moltissimo il suono potente. In quegli anni la Lombardi si \u00e8 quindi distinta nel mondo dell\u2019amplificazione per l\u2019attenzione al rock e alla musica giovane.<br>Mio padre era una di quelle persone di una volta. Era molto buono ma anche molto schietto e se aveva qualcosa da dire te lo diceva in faccia e capitava anche che si creassero situazioni imbarazzanti. Ovviamente se capitava che qualche cliente si impuntasse su qualcosa e non volesse sentire ragioni su una determinata scelta tecnica lui preferiva non scontrarsi : accoglieva la richiesta e poi faceva come voleva lui. Ricordo che una volta un cantante voleva assolutamente usare un microfono che si era portato dietro e che mio padre non reputava adatto e lui allora se lo fece lasciare con una scusa e poi lo apr\u00ec e ci mise quello che voleva lui per cui esternamente sembrava una cosa e in realt\u00e0 era un\u2019altra. Il cantante fu molto contento e soddisfatto.<\/p>\n\n\n\n<p><em><strong>RITA :<\/strong><\/em> Nostro padre cercava sempre di aiutare chi valeva ma magari non aveva grosse possibilit\u00e0 economiche, arrivando anche a prestare gratuitamente impianti e attrezzature anche per lunghi periodi. Magari succedeva che il gruppo acquistava un impianto essenziale e poi se c\u2019era bisogno di altro materiale per concerti particolarmente grandi e importanti forniva gratuitamente quello che serviva in pi\u00f9. Inoltre garantiva una capillare assistenza tecnica e tutte le volte che c\u2019era un problema, a qualsiasi ora, lui era a disposizione qui in ditta ma soprattutto, quando occorreva, sul posto. Questo purtroppo ha avuto come conseguenza anche il fatto che era poco a casa e riusciva a stare poco con la sua famiglia.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><em><strong>RENATO : <\/strong><\/em>Girava infatti moltissimo e in genere un\u2019 automobile gli durava un anno, un anno e mezzo. Tutti gli anni o quasi cambiava la macchina perch\u00e9 non andava pi\u00f9 e aveva quattrocentomila chilometri. Finch\u00e9 non gli moriva nelle mani non la cambiava ma la durata era quella.<br>Mi portava spesso con lui e anche cos\u00ec mi ha insegnato il mestiere. Ricordo una volta che andammo a Roma per una registrazione televisiva della RAI. Io ero piuttosto piccolo. Tra le altre cose si doveva registrare il disco dal vivo di Claudio Villa. Dopo il pezzo di Claudio Villa c\u2019era un balletto di Carla Fracci che ballava con le basi musicali. Mio padre mi mand\u00f2 davanti a questo registratore a bobine con il compito di attendere i suoi segnali e premere play ad inizio balletto e stop alla fine . Io spinsi stop a met\u00e0 del balletto e mio padre diede un urlo che fece tremare il teatro e io scappai via e mi nascosi. Mi recuper\u00f2, a fine serata, un responsabile della CBS e dovette convincermi perch\u00e9 io non volevo muovermi. Il balletto ovviamente fu ripetuto. Nel 1975, avevo 13 anni, realizzammo il disco dal vivo di Renato Carosone alla Bussola di Viareggio e poi Carosone compr\u00f2 un impianto da noi e io e mio padre stemmo una settimana a casa sua mentre provava con la sua orchestra in vista di una tournee all\u2019estero. Era una casa bellissima con un pianoforte Steinway in ogni stanza. Al piano inferiore c\u2019era una sala prove che conteneva settecento \u2013 ottocento persone con un palco piuttosto grande. Sia nel disco dal vivo di Claudio villa che in quello di Carosone io sono citato come \u201cfonico\u201d.<br>Nel 1980, quando avevo diciotto anni, andammo a Roma per la registrazione dell\u2019album dal vivo del Banco \u201cCapolinea\u201d.<br>Seguivo mio padre anche quando curava l\u2019amplificazione per L\u2019Altro Mondo di Rimini e l\u00ec ha lavorato con Eumir Deodato, Brian Auger e tantissimi altri grossi artisti.<br>Ha lavorato con i Camaleonti, Little Tony, Baglioni, Fabrizio De Andr\u00e8. E\u2019 stato negli Stati Uniti con i Pooh e l\u00ec ha conosciuto molta gente e questo ci ha permesso di vendere molti impianti negli USA per tutti gli anni settanta e una parte degli ottanta. La Lombardi ha lavorato molto esportando all\u2019 l\u2019estero : USA, Brasile, Argentina, Spagna, Svizzera. Abbiamo venduto impianti a Demis Roussos e a Roberto Carlos.<br>Ha curato anche l\u2019amplificazione al festival di Villa Doria Panphili e ai Festival di Re Nudo al Parco Lambro di Milano nel 74 e nel 75 lavorando con impianti che si aggiravano sui cinque-seimila watt di potenza. A proposito del primo Parco Lambro, del 1974, mio padre raccontava che al termine del festival lo pagarono con due sacchi dell\u2019immondizia pieni di banconote da cinquecento e da mille lire e lui si aggirava per questo posto enorme in mezzo a migliaia di persone con questi due sacchi in mano.<br>Ovviamente la maggiorparte delle orchestre della Romagna e moltissimi complessi rock di Forl\u00ec, ad esempio i Cliffters usavano amplificatori e impianti voce Lombardi. Quando i Cliffters fecero da spalla a Jimi Hendrix al Palazzetto dello Sport di Bologna nel maggio 1968 usavano gi\u00e0 amplificatori Lombardi. Sbranco nei suoi spettacoli per fare scena faceva esplodere un water sul palco e segava le casse. Ricordo che al luned\u00ec mattina arrivava da noi con le casse tutte segate da far sistemare e mio padre si arrabbiava e gli correva dietro urlando: \u201cCi un imbezel! (sei un imbecille! N.d.A) \u201d.<br>Con Brian Auger negli anni settanta ci fu un rapporto particolare. Quando Brian Auger \u00e8 venuto a suonare al Naima dove io curo l\u2019amplificazione e faccio il fonico, mi ha chiesto di mio padre e io gli ho detto che era all\u2019ospedale e stava molto male. Dopo il concerto mi ha mandato a chiamare in camerino e mi ha detto : \u201c Tu domani mattina alle otto mi vieni a prendere in albergo e andiamo da tuo padre\u201d. E\u2019 venuto con me in ospedale ed \u00e8 stato fino a mezzogiorno con lui; e quella \u00e8 stata l\u2019ultima volta che mio padre si \u00e8 alzato dal letto.<br>Come ho gi\u00e0 detto prima i nostri prodotti erano molto validi tanto che oggi al Naima club di Forl\u00ec dove sono passati fior fior di musicisti usiamo amplificatori Lombardi degli anni sessanta e settanta. Il chitarrista Andrea Braido, quando \u00e8 venuto a suonare al Naima mi \u00e8 corso dietro con il libretto degli assegni in mano perch\u00e9 voleva portarsi a casa uno di questi amplificatori. Molti di questi amplificatori erano amplificatori personalizzati, realizzati in base alle esigenze del musicista. Il musicista si metteva a suonare, indicava a mio padre come desiderava che fosse il suono e lui lo apriva e lo modificava in base alle richieste. Ogni volta che ci viene venduto o portato a riparare uno dei nostri amplificatori mi trovo davanti a qualcosa di diverso. Questi amplificatori, pur avendo uno standard comune, sono tutti uno diverso dall\u2019altro e quindi io ogni volta tiro gi\u00f9 gli schemi del circuito per poterli riprodurre perch\u00e9 gli schemi ce li aveva tutti in testa mio padre.<br>In genere chi usa i nostri amplificatori vi \u00e8 molto legato e non se ne separa facilmente. A questo proposito ricordo che quattro o cinque anni fa arriv\u00f2 da Londra per via aerea a Bologna un amplificatore per chitarra che doveva essere riparato. Noi andammo a Bologna per sdoganarlo ma non c\u2019erano gli incartamenti necessari e fu rimandato a Londra. Dopo una settimana il proprietario che \u00e8 poi risultato essere il chitarrista di David Bowie \u00e8 venuto da Londra qui a Castrocaro in automobile e ha aspettato che lo riparassimo e poi \u00e8 ripartito. Mio padre non ha voluto essere pagato perch\u00e9 per lui il fatto che questo fosse venuto in macchina da Londra per farsi riparare l\u2019amplificatore da noi era gi\u00e0 un compenso adeguato. Per Natale questo chitarrista ci mand\u00f2 un maglione scozzese con una lettera di ringraziamento.<br>Quando Bob Marley venne in Italia per l\u2019ultima tournee nel 1980 poco prima di morire, ci telefonarono perch\u00e9 Marley voleva un impianto come quello che avevamo fornito per la sua tournee precedente. Non se ne fece niente perch\u00e9 , mio padre, che tra l\u2019altro non sapeva chi fosse Bob Marley, aveva praticamente smesso di svolgere attivit\u00e0 di noleggio. Io non riuscivo a capacitarmi che avesse detto di no a Bob Marley. Per me che allora avevo diciotto anni era un mito e sarei andato di corsa.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Come, quando e dove \u00e8 iniziata l\u2019attivit\u00e0 della AMPLIFICAZIONI LOMBARDI ? 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